I RACCONTI DELLO ZIO GAB – INNOVATORI & INVENTORI #3 – GIUSEPPE RAVIZZA L’INVENTORE DELLA MACCHINA DA SCRIVERE

I RACCONTI DELLO ZIO GAB – INNOVATORI & INVENTORI #3 – GIUSEPPE RAVIZZA L’INVENTORE DELLA MACCHINA DA SCRIVERE

Oggi vi raccontiamo la storia di un altro grande inventore del 1800, GIUSEPPE RAVIZZA. Un avvocato che voleva fare l’inventore. L’altro giorno durante il nostro LEGOCREATIONS ci siamo sfidati a costruire una macchina da scrivere del 1920, LA RAPIDISSIMA, e la scheda che parla di lei la trovate nel nostro Piccolo museo della tecnica

Ma l’origine di questo strumento per scrivere rapidamente e in maniera ordinata è molto più antica. Il nostro innovatore di oggi, sin da bambino, amava molto studiare come erano fatti tutti gli oggetti che gli capitavano tra le mani. Dietro ogni strumento vedeva una miriade di pezzi e meccanismi che spesso lo distraevano e lo facevano sognare. Sognava di costruire, di progettare, voleva fare l’ingegnere.

Ma la sua carriera era stata già decisa da tempo dai suoi nobili genitori. Loro lo volevano avvocato. Un rampollo di una illustre famiglia benestante di Novara come i Ravizza poteva essere solo un avvocato.

Si laureò in legge, ma proprio controvoglia, e nonostante tutto continuava a inseguire il suo sogno. Lo obbligavano anche a studiare musica. E durante le lezioni di clavicembalo sognava cosa c’era dentro quello strumento, quali erano i suoi meccanismi e le melodie che eseguiva, sognando un mondo di invenzioni, creazioni tecnologiche, e molto altro ancora. Furono proprio quei tasti a stregarlo.

E se al posto di note, ogni tasto potesse corrispondere ad una lettera dell’alfabeto? Fu questa intuizione in un caldo pomeriggio d’estate a portarlo a precorrere quella che sarebbe stata la sua vera missione di vita. Trovare una soluzione per scrivere più rapidamente.

Dopo aver strappato al suo tutore il permesso di poter seguire gli studi di ingegneria (a patto di laurearsi in legge), si affrettò a conseguire la laurea e, poco più che ventenne, poté dedicarsi allo studio del problema della scrittura meccanica.

Ma come stiamo scoprendo ormai in tutte le storie di INNOVATORI & INVENTORI, la sua invenzione rivoluzionaria sulle prime venne derisa e da molti considerata inutile.

La cosa che più non andava giù ai suoi familiari era che una persona del suo rango spendesse tutti quei soldi e fosse sempre sporco e impiastricciato per un meccanismo considerato davvero inutile.

Pare abbia speso più di centomila lire per i suoi prototipi, al tempo una cifra impensabile.

La sua stanza si era trasformata in un laboratorio caotico e disordinato e il suo strumento, in grado di stampare lettere su foglio, sulle prime venne chiamato CEMBALO SCRIVANO, proprio perché i tasti che utilizzò per il prototipo erano quelli dello strumento che tanto aveva suonato da piccolo. Ma nella sua mente già a quel tempo quei tasti suonavano un’altra musica.

Riuscì a brevettare la sua invenzione nel 1855 e a quel tempo la macchina era dotata di 32 tasti. Ma il suo successo fu durante l’Esposizione Industriale di Torino dell’anno successivo e alla fiera di Arti e Tecnica di Novara dove ricevette una medaglia d’oro per la sua invenzione.

«Chiamare la meccanica in aiuto all’estesa e importante operazione dello scrivere, sostituire nell’uso generale della mano che traccia le lettere, l’azione d’un meccanismo, in cui le lettere sono già formate perfette e uniformi, invece che operare con una sola mano, operare con ciascuna delle dieci dita, ecco il problema che io mi sono proposto e alla cui soluzione attendo da 19 anni».

Ma a parte questo riconoscimento la sua scoperta non ebbe grande successo all’epoca e dopo una vita di esperimenti successivi all’età di 74 anni nel suo diario scriveva:

«Ormai di questa macchina, cura precipua di tutta la mia vita, comincio a disperare. Benché così presso al trionfo, vedendo che la mia salute non accenna a migliorare, temo che non mi basti la vita. Sia fatta la volontà di Dio».

Morì solo qualche mese dopo senza sapere mai che proprio in quel momento una famosa ditta americana stava vendendo in America macchine da scrivere come le sue, lanciando altrove il successo di una invenzione incompresa in patria.

 

LO ZIO GAB