I RACCONTI DELLO ZIO GAB – INNOVATORI & INVENTORI #2 – LYNDIANA BERNACOTTI E L’INVENZIONE DEL LAPIS

I RACCONTI DELLO ZIO GAB – INNOVATORI & INVENTORI #2 – LYNDIANA BERNACOTTI E L’INVENZIONE DEL LAPIS

Carissimi TechnoAmici, in questo secondo appuntamento della nostra serie dedicata agli INNOVATORI & INVENTORI ITALIANI vogliamo parlarvi della storia di una donna LYNDIANA BERNACOTTI e del suo gemello Simonio che sono i primi inventori del famoso LAPIS, la matita, quella che ancora oggi usiamo per disegnare, prendere appunti e molto altro ancora.

Per fare questo facciamo un salto indietro nel tempo di 455 anni e ci spostiamo in Inghilterra nel momento in cui fu scoperto un bellissimo giacimento di GRAFITE. Questo minerale è una delle diverse forme in cui si organizzano in natura gli atomi di Carbonio. Se ad esempio gli stessi atomi di carbonio si fossero organizzati a forma di tetraedro si sarebbero avuti dei diamanti. Ma così non fu e si dovettero accontentare di una struttura meno stabile, quella della grafite. Come vedrete nel seguito del racconto è però da non sottovalutare.

Torniamo alla nostra storia. Con la grafite oggi si fanno tantissime cose. Dalle matite, protagoniste della nostra storia, agli elettrodi. La grafite è poi usata come materiale refrattario, o, in particolari reattori nucleari, sotto forma di barre per l’assorbimento di radiazioni (moderatori di elettroni).

Ma a quel tempo, nel 1565, tutto questo ancora non c’era. All’inizio la grafite così pura e solida venne usata per segnare il bestiame, ma purtroppo ben presto ci si accorse che era anche perfetta per creare palle di cannone. Come potete immaginare tutti i giacimenti di grafite vennero quindi presi in gestione dalla Regno.

Capite che con questa importanza il minerale non poteva continuare a essere usato come matita se non passando sotto il controllo e il monopolio dello stato.

Per essere utilizzati come matite, questi bastoncini solidi che sfaldandosi lasciavano il segno su qualsiasi superficie, venivano addirittura contrabbandati dall’estero. Sembra assurdo ma anche le matite per lungo tempo furono smerciate clandestinamente.

Il problema principale della grafite solida è dato proprio dalla sua fragilità. Le prime matite infatti venivano avvolte da strisce di cuoio o di pelle di pecora per renderle più resistenti. Ma come potete intuire l’utilizzo era veramente difficile.

Lyndiana Bernacotti insieme a suo fratello gemello Simonio dopo diversi tentativi, si trovarono a realizzare l’involucro ideale per quel prezioso strumento di scrittura.

La leggenda racconta che tutto partì da un furtarello che fecero un giorno al loro maestro. Dalla sua cartella presero alcune lunghe matite di grafite che lasciarono le loro mani tutte nere e imbrattando tutti i vestiti con la polvere scura. Non potevano in nessun modo nascondere il furto neanche riportando le matite al loro posto. Fu la fervida mente creativa e innovativa di Lyndiana che la spinse a un’intuizione. Andò di corsa ad un albero di pioppo e con un piccolo coltellino staccò pezzi di corteccia che insieme al fratello legò intorno alla grafite con fascette di fieno.

Ottenuto questo comodo involucro disse: “si chiamerà Lapis!”. Da quel giorno continuarono a studiare diversi metodi per avvolgere quel frammento di grafite, fino ad arrivare alla creazione di fori in un ramoscello ovale di ginepro abbastanza compatto, in cui inserire ed incollare un’anima di grafite. Ecco che due italiani in terra di Inghilterra trovarono la soluzione che ancora oggi stringiamo tra le nostre dita.

L’Inghilterra detenne il monopolio delle matite finché non si riuscì a produrre chimicamente la polvere di grafite, miscelando grafite e polvere di argilla, e potendo così diffondere il lapis in maniera industriale.

Un’ultima curiosità proveniente dalla Gran Bretagna. Durante la Seconda Guerra Mondiale i temperamatite rotanti erano dichiarati fuorilegge perché sprecavano tanta grafite e legno: le matite dovevano essere affilate con i coltelli. Sembra strano ma un minerale così comune in passato è sempre stato un bene prezioso, come il suo allotropo, il diamante.

Lo zio Gab